Padre Martini, l’uomo e il musicista

Padre Martini, l’uomo e il musicista

di Marica Testi

L’ampiezza di interessi e di occupazioni che impegnarono Padre Martini, le testimonianze talvolta contrastanti lasciateci dai suoi contemporanei ed una bibliografia storica non priva di inesattezze hanno reso difficoltosa una trattazione esauriente sia delle sue vicende biografiche che della sua opera di studioso e musicista, e sicuramente hanno impedito di rendere lineare e univoca la sua personalità.

Chi ebbe contatti con lui lo ha definito uomo gentilissimo, caloroso, generoso e di grande cultura (si dedicò oltre alla musica anche a studi di grammatica a matematica), fu acclamato dal pubblico e additato ancora in vita come “il Dio della musica dei nostri tempi” e tuttavia fu ricordato per la sua insistente presenza in situazioni polemiche o per la sua inflessibilità o addirittura per la sua indisposizione ideologica nei confronti delle “moderne scoperte” (soprattutto in riferimento agli studi del Tartini sul terzo suono o al nuovo sistema teorizzato da Rameau).

Musicista di incontestato valore rimase ancorato all’idea della superiorità della musica sacra sulla profana e dell’antico metodo contrappuntistico sul nuovo sistema armonico fondato sulle quinte; eppure  subì, talvolta inconsciamente, le influenze del gusto che allora predominava e, soprattutto nello stile concertato, non seppe tenersi immune dalle “mode ” del suo tempo. Una volta attirata su di sé l’attenzione musicale seppe mantenersela: attraverso una fittissima rete di rapporti epistolari (ca. 6000 lettere attestano la sua corrispondenza con musicisti, uomini di cultura, personalità e semplici estimatori), una florida attività compositiva (scrisse 12 concerti, 24 sinfonie, oltre 100 sonate, una miscellanea di opere da camera, oltre 700 composizioni corali sacre, 23 cantate e 1273 canoni) e una vocazione didattica che vide passare sotto il suo insegnamento un centinaio di allievi spesso poi diventati famosi come contrappuntisti o Maestri di cappella, come compositori di teatro o scrittori di opere storiche e teoriche. Andarono da lui  per imparare le regole del cosiddetto stile “osservato ” ed i meccanismi del contrappunto anche molti  musicisti stranieri tra cui oltre Mozart (che studiò presso Martini nel 1770 allorché presentò domanda per sostenere l’esame di ammissione all’Accademia Filarmonica di Bologna in qualità di compositore) ricordiamo Johann Christian  Bach e Andrea Gretry; con gran parte dei suoi allievi mantenne un rapporto di reciproca stima e benevolenza per tutta la vita.

Nato il 24 Aprile del 1706 a Bologna ed iniziato giovanissimo allo studio della musica dal padre Antonio Maria dal quale “apprese l’arte del violino e del violoncello”, ebbe in seguito quattro maestri: Angelo Predieri, Giovanni Antonio Ricieri, Giacomo Antonio Perti e Francesco Pistocchi. Dal primo imparò il canto ed il clavicembalo e forse nel frequentare la cella del frate apprezzò la solitudine e la tranquillità come lo stato migliore per dedicarsi allo studio; imparò il contrappunto dal secondo e lo omaggiò proponendo a modello del ben comporre una di lui fuga a cinque voci nel II tomo del suo “Esemplare di Contrappunto” (opera che propose come manuale guida per i giovani cultori della musica ecclesiastica); dal Pistocchi imparò le finezze e l’eleganza del canto mentre dal Perti ebbe numerosi consigli ed esempi per la composizione ma quest’ultimo fu soprattutto suo amico e confidente.

Il 20 Gennaio 1721 Padre Martini presentò domanda per essere accolto alla “figliolanza” dei Minori Conventuali di San Francesco, la vestizione avvenne otto mesi più tardi ed in seguito Martini fu mandato a Lugo in Romagna per compiere il noviziato. Presi i voti l’11 settembre 1722, torna a Bologna dove, nel  1727, verrà ufficialmente investito della carica di Maestro di Cappella in San Francesco, titolo che manterrà fino agli ultimi anni della sua vita.

Fu ordinato sacerdote nel 1729 e da li la sua vita si svolse quasi interamente nel convento, dove ricevette numerose visite e dove potè “senza uscir di cella conversare con più di uno di certi maestri antichi”.  Nel 1753 fu invitato a Roma per dirigere sue composizioni nella Basilica dei SS. Apostoli ed in quella occasione ottenne un grande successo; nel  “Diario Ordinario” del 5 Maggio 1753 si legge: … la musica in detta Messa (…) é stata una delle vaghe e armoniose e veramente ecclesiastiche che siansi sentite, composta e diretta dal virtuoso Maestro di Cappella G.B.Martini…”. In seguito a queste prestazioni Martini  fu richiesto come Maestro di Cappella a S. Pietro in Vaticano, incarico che rifiutò per tornare nella sua Bologna. Il suo soggiorno nella capitale gli servì comunque per compiere studi e ricerche negli archivi e nelle biblioteche e, grazie alla benevolenza che il pontefice Benedetto XIV aveva per lui, riuscì ad accedere all’archivio della Cappella Pontificia e soprattutto a prendere copia di tutto ciò che poteva interessarlo.

Tra il 1754 ed il 1759 fece alcuni viaggi a Osimo, Pisa, Firenze, Siena e Assisi, poi una salute alquanto cagionevole lo costrinse a fermarsi e passò il resto della vita chiuso nella sua cella sollevato anche dagli impegni delle mansioni religiose. Nel 1758 fu acclamato membro dell’Istituto delle Scienze e dell’ Accademia Filarmonica di Bologna (con questa sciolse ufficialmente i rapporti nel 1781 in seguito a polemiche sorte dopo che aveva fatto eleggere come suo successore a S. Francesco l’ allievo Mattei), dal 1777 fu Accademico della Arcadia di Roma con lo pseudonimo di Aristosseno Anfioneo e nel 1780 accordò la sua adesione alla Accademia ducale dei Filarmonici di Modena.

Il progetto più ambizioso che Martini ebbe in vita fu sicuramente quello di scrivere una storia della musica, un primo esempio di  excursus  della scienza e della pratica musicale dall’origine all’ età moderna. L’opera rimase incompleta e ne furono stampati tre volumi in vece dei cinque previsti ma ciò che di fondamentale rimane é tutto il materiale accumulato dal Martini nella sua biblioteca privata, oggi Biblioteca del Conservatorio Musicale di Bologna che porta il suo nome.

Charles Burney  durante la sua visita a Padre Martini scrive: “…oltre alla sua immensa collezione di libri stampati… possiede cose che il denaro non può acquistare: manoscritti delle biblioteche… ottenuti in virtù del privilegio accordatogli dal Papa e di speciali permessi che gli hanno fatto avere notevoli persone. Ha (…) parecchi manoscritti antichi e preziosi; una camera ne é piena, due altre stanze sono destinate a deposito dei libri stampati di cui egli possiede tutte le copie esistenti, e una quarta stanza é piena di musica pratica in prodigiosa quantità. Il numero dei suoi volumi arriva a 17.000…” e poi ancora lettere, appunti, elenchi e una collezione di  ritratti di musicisti celebri (ca. 300 pezzi). Insomma un patrimonio inestimabile che Martini aveva cercato di tutelare  già nel 1750 chiedendo al Papa che dopo la sua morte venisse conservato “in perpetuo” a San Francesco.

Martini morì il 3 Agosto del 1784 alla sola presenza del suo allievo prediletto Mattei dopo una vita dedicata alla musica e ai musicisti , passata nel tentativo di diffondere la maniera di Bach e Handel ma gettando le basi di quello che verrà sviluppato durante la seconda metà del secolo, col grande merito di essersi formato una schiera così numerosa di allievi tale da rivendicare l’antica fama della scuola bolognese elevandola al pari delle grandi accademie europee; significative a questo proposito sono le parole di Farinelli che risponde a chi lo paragonava al compositore: “Ciò che egli ha fatto resterà  mentre il poco fatto da me é già dimenticato”.

 

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