Johann Joachim Quantz, Le 7 Triosonate a flauto, violino e basso, ovvero a flauto traverso e cembalo obbligato

Johann Joachim Quantz
Le 7 Triosonate a flauto, violino (o flauto II) e basso, ovvero a flauto traverso e cembalo obbligato

di Ottaviano Tenerani e Marica Testi

La sonata per strumento e cembalo concertante, che nella seconda metà del diciottesimo secolo si diffuse in tutta Europa, rappresenta l’evoluzione della trio sonata barocca nella quale la parte di uno dei due strumenti melodici viene affidata, assieme alla linea del basso, alla tastiera.

Testimonianze di questa evoluzione sono i non pochi esempi di sonata a due con cembalo concertante di cui si conoscono precedenti versioni a tre; per esempio le ben note sonate per flauto traverso e cembalo obbligato di J. S. Bach e di G. Ph. Telemann. Il passaggio dalla trio sonata corelliana a quella con cembalo concertato è strettamente connesso con l’evoluzione della tecnica esecutiva dello strumento a tastiera, che sempre più affermò la sua natura di strumento solistico: è con composizioni come le sonate per violino e cembalo di J. S. Bach o l’Op. 91 per flauto e cembalo di J. B. de Boismortier che si gettarono le basi della sonata a due come oggi la intendiamo.

Le sonate che Johann Joachim Quantz dedica al flauto traverso col cembalo obbligato appartengono al periodo che potremmo definire ‘di transizione’; esse sono infatti versioni a due di originali trio sonate, dalle quali non differiscono affatto se non nella strumentazione.

Esemplare conferma di ciò è rappresentata dalla sonata in Mi minore (Dresda, 2470 Q 28), il cui ma-noscritto riunisce in un’unica stesura entrambe le versioni lasciando all’esecutore libertà di realizzazione. La nostra trascrizione di sette sonate di Quantz è basata sulla comparazione dei seguenti manoscritti:

— Dresda, Sächsische Landesbibliothek – Staats – und Universitätsbibliothek, Musikabteilung, 2470 Q (segue il numero progressivo relativo alle singole sonate). Le sonate riportano in incipit: «Trio Flauti e Basso [o Flaut: Vno e Basso] del Sig. Quantz».

— Berlino, Staatsbibliothek, Preußischer Kulturbesitz, Musikabteilung mit Mendelssohn – Archiv, M Th 178-183.

Le sonate riportano in incipit: «Sonata in [tonalità] per il Flauto Traverso e Cembalo del Sig. Quantz».

— Gottinga, Niedersächsische Staats – und Universitätsbi-bliothek, Abteilung für Handschriften und seltene Druc-ke, Cod. Ms. philos. 84 q 1-2.

Le sonate di Quantz conservate a Dresda sono tutte nella forma a tre ovvero flauto I, flauto II o violino e basso e, tra le oltre quaranta presenti, le nostre sette, con le segnature 2470 Q 1, 16, 21, 27, 28, 9, 33, sono incluse anche nelle altre due fonti, però nella versione per flauto e cembalo obbligato. In appendice a questa prefazione presentiamo una tavola di raffronto con le rispettive segnature e strumentazioni originali; si tenga conto che il numero progressivo assegnato a ciascuna sonata si riferisce alla nostra trascrizione. Le sonate della versione di Dresda si presentano in tre parti separate segnate rispettivamente «flauto I», «flauto II [o violino]», entrambe in chiave di violino, e «basso» in chiave di basso; l’unica eccezione è costituita dalla Sonata V, che è in partitura di tre pentagrammi segnati «flauto travers.», «cembalo o violino» e «basso». La versione di Berlino vede le sonate trascritte in due parti separate, una segnata «flauto traverso» in chiave di violino, l’altra «cembalo» su doppio pentagramma in chiavi di soprano e basso. La Sonata IV (M Th 183) risulta dispersa durante l’ultima guerra. A Gottinga, della Sonata I si conserva solo una parte (incompleta) su doppio pentagramma in chiavi di soprano e basso segnata «flauto I» e «basso». Nel catalogo della Sächsische Landesbibliothek di Dresda questa parte di Gottinga è indicata come segue: «flauto I e basso = cemb. obbl.». Il motivo di questa discrepanza riteniamo sia da attribuire al tipo di chiaviimpiegate nella versione di Gottinga (ovvero la chiave di soprano al pentagramma superiore e quella di basso al pentagramma inferiore) tipiche nella scrittura per cembalo obbligato come dimostrato anche dalle versioni di Berlino.

Il catalogo della Sächsische Landesbibliothek di Dresda segnala altre fonti di alcune delle sonate:

Sonata I: Walsh III, 3 (1) /Le Cène II, 3 (2)

Sonata III: London British Library: segnatura R. M. 21. d. 7 / Cat. Breitkopf parte IV, 1763, S. 13 / Solfeggi: di Quantz. Divertimento a 5 (3)

Sonata V: London British Library: segnatura R. M. 21. d. 7 Cat. Breitkopf parte III, 1763, S . 9

Sonata VI:  London British Library: segnatura R. M. 21. d. 7 / Solfeggi (4)

Sonata VII: Cat. Breitkopf parte IV, 1763, S. 13 / Solfeggi

Per quanto riguarda una possibile datazione di questi pezzi, che comunque non può essere stabilita con certezza, ci aiutano alcune informazioni in nostro possesso. Per le versioni di Dresda, Ortrum Landmann (5) ha identificato il copista di alcune parti in Johann Gottfried Grundig, che fu attivo a Dresda come ‘Hofnotist’ (6) intorno agli anni 1725/1733 e, ritenendo la grafia appartenente al suo primo periodo, ipotizza che egli abbia copiato alcune delle sonate di Quantz intorno al 1730. Da parte sua Jeanne Swack (7) fa notare come molte di queste sonate siano scritte nello stile del concerto a tre all’italiana. Tenuto conto della datazione approssimativa suggerita da Landmann delle copie e del tipo di carta impiegata, e considerato il viaggio in Italia di Quantz dal 1724 al 1726 – viaggio che poi proseguì per Londra e Parigi nel 1726-27 –Swack non esclude che queste sonate possano essere state composte nel periodo ‘italiano’ o comunque in un periodo immediatamente successivo al rientro diQuantz in Germania. Sempre secondo Swack la copia di Berlino nella versione per flauto e cembalo obbligato sarebbe stata invece approntata più tardi, probabilmente sotto la supervisione di Quantz stesso, per mano di Johann Joseph Friedrich Lindner, nipote di Pisendel e allievo di Quantz a Berlino.

 

NOTE:

(1) J. Walsh, A catalogue of music Published by J.W. and his Suc-cessors, Londra, 1953.

(2) Cat. E. Roger e M.C. Le Cene, Amsterdam, 1696/1745.

(3) Cfr. The Breitkopf tematic catalogue: the six parts and sixteen supplements, 1762-1787, a cura di B.S. Brook, New York, 1966, p.127.

(4) J.J. Quantz, Solfeggi pour La Flûte Traversiére avec l’einsei-gnement. Par Monsr. Quantz. Manoscritto conservato a Copenha-gen, det Kongelige Bibliotek, segnatura Mu. 6210.2528, Giedde  Collection. I.16.

(5) O. Landmann, Die Telemann – Quellen der Sächsische Lande-sbibliothek, Dresda, 1983, p. 145

(6) Il termine in tedesco antico significa ‘scrivano di corte’ o ‘co-pista di corte’ con mansioni non necessariamente musicali.

(7) J. Swack, «Quantz and the sonata in Eb major for flute and cembalo BWV 1031», Early Music, febbraio 1995, pp. 31/53.

 

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