Biblioteca Medicea Laurenziana – Itinerari storici e motivazioni di una riscoperta

Biblioteca Medicea Laurenziana
Itinerari storici e motivazioni di una riscoperta

di Marica Testi e Ottaviano Tenerani

 

Introduzione e motivazioni

Il rinnovato interesse, nei confronti di quei repertori musicali comunemente definiti “rinascimentale e barocco”, sia da parte degli esecutori sia – anche – da parte degli ascoltatori (elemento questo che spiega un impegno sempre crescente verso operazioni di riscoperta di patrimoni, come quelli di San Lorenzo, finora sconosciuti), è forse da ricercarsi, non solo in una tendenza alla rivalutazione ed elaborazione filologica di materiali antichi, sicuramente molto viva in questo periodo, ma anche nella natura stessa del repertorio, nelle condizioni storiche, sociali e culturali che lo hanno generato e nelle condizioni storiche, sociali e culturali attuali che ne permettono la piena ripresa.
Si può notare come nel corso della storia, dal Rinascimento ad oggi, ci sia stato un progressivo allontanamento della figura del musicista (e di conseguenza della musica da questi prodotta) dalla vita quotidiana e dal tessuto sociale; un progressivo distacco ideologico e filosofico dal pubblico, passato attraverso la figura dell’artista considerato “romantico” in quanto non più inserito in un contesto di mecenatismo laico o religioso che lo legava alla quotidianità del suo tempo ma libero di creare se e quando colto dall’ispirazione, ed arrivato ai giorni nostri dove la cosiddetta musica “classica” o “colta” é principalmente un’attività percepita, da una parte, come elitaria e relegata in circoli e circuiti privati oppure, dall’altra, spesso votata essa stessa soprattutto ad un lavoro di ricerca e sperimentazione più che interessata ad una produzione realmente fruibile dal pubblico. In questo panorama hanno trovato spazio oggi tutti quei generi musicali definiti genericamente “leggeri” che raccolgono probabilmente in se quelle caratteristiche di semplicità tali da essere facilmente ricordate e, quindi, pian piano metabolizzate da tutti.

Viene quindi a volte da pensare, quando si parla di interesse per la musica antica, che ci sia oggi un ritorno, gradito da larghe fasce di pubblico, a quel repertorio anche perché scritto per il pubblico; un ritorno a quel periodo culturale in cui il musicista non era un “artista” nel senso ottocentesco (o più spesso novecentesco) della parola, non era un filosofo e le sue opere erano chiare a tutti perché, se molto spesso comprensibili e percepibili a più livelli, tutti possedevano la chiave perlomeno del livello più immediato, quello emozionale. Il musicista era considerato (e spesso si sentiva) un artigiano che produceva un bene di consumo immediato, ora popolare ora di lusso; la sua musica era suonata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana in ogni chiesa, ad ogni ricorrenza, in ogni corte.

Sentire un certo tipo di musica era normale quanto oggi andare ad un concerto di musica “colta” è per molti un evento quasi eccezionale; quella musica si ballava, si cantava o si arrangiava in famiglia. Caratteristiche principali di questi repertori sono gli andamenti molto precisi ed insistenti, frasi riconoscibili, melodie folgoranti e quindi facilmente memorizzabili, armonie chiare se pur sorprendenti che non affaticano l’orecchio anche se lo stupiscono, un dichiarato intento alla descrittività sia di eventi fisici sia di sensazioni o “affetti” (elemento trasversale che accomuna e trascende le epoche) che spesso guidano l’ascolto, una varietà materiale spesso inimmaginabile dovuta alla sua stessa natura da “uso immediato”. Stupefacente infine come, nonostante la mole di opere prodotte, ci si trovi di fronte comunque ad un livello artistico e tecnico di base elevatissimo, per non parlare poi di quelle composizioni considerate ancora oggi capolavori insuperati nel loro genere.

Avviciniamoci alla scoperta e trasferiamoci allora nella Firenze di qualche anno fa; immaginiamo riecheggiare fra le navate dell’Insigne Basilica di San Lorenzo le voci dell’antica Schola Cantorum, e quelle composizioni che, sconosciute al grande pubblico (e fors’anche agli appassionati e cultori), sono state opera di maestri i quali, attraverso di esse, hanno spesso dato vita ad un genere e fatto più di altri la storia della musica.

Profilo storico 

“ Nella Chiesa Latina, si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale della tradizione, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle Cerimonie della chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti “    (Costituzione sulla Sacra Liturgia capitolo VI)

Questo paragrafo introduce i motivi di una riflessione non solo musicale, ma anche storica e più in generale culturale che gira intorno al più antico edificio religioso di Firenze e al suo magnifico organo cinquecentesco (ca. 1502) autentica “voce” della Basilica che la recente ristrutturazione, effettuata nel 1993, ha restituito alla cantoria del Donatello dopo che in passato varie modifiche e approssimativi lavori di manutenzione lo avevano reso praticamente muto e nascosto alla vista, addossato alla parete posteriore della cantoria.

La “riscoperta” nasce da un’intuizione, una ricerca e un ritrovamento di numerosi manoscritti musicali conservati nella Biblioteca Medicea Laurenziana dimenticati per anni, inspiegabilmente mai più eseguiti o pubblicati, che da soli attestano il lavoro e l’arte di alcuni tra i più importanti musicisti – fiorentini e non – attraverso i secoli XIV/XIX, e che dimostrano l’opera di numerosi “magister” attivi nell’exercitium musicale coltivato quotidianamente a Firenze ed in maniera particolare a San Lorenzo.

Intorno alla metà del quattrocento San Lorenzo è considerata dopo San Giovanni e Santa Maria del Fiore, la terza sede di operato musicale in Firenze, come attestano documenti delle “Memorie Storiche della Biblioteca Laurenziana”.

I fattori determinanti di questo riconoscimento furono molteplici e di varia natura: l’apertura nel 1459 di una Schola Cantorum affidata a maestri che “sempre siano preti et insegnino ai nostri chierici Costumi, Gramatica e Canto Fermo[1]; il contesto culturale eterogeneo per cui il canto e la pratica organistica erano supportati dallo studio delle dottrine teologico – filosofiche; il regolare susseguirsi di celebri organisti per il servizio liturgico, da Francesco Landino (conosciuto anche come il cieco degli organi) ai vari Francesco Corteccia, Luca Bati, Marco Da Gagliano[2] e il fratello minore Giovan Battista, Giovanni Del Turco, Bernardo Pasquini, Alessandro Melani, Giuseppe F. Tosi, Cristofano Malvezzi, G. A. Perti, Jacopo Peri (detto il Zazzerino)[3] e molti altri che confermano la pienezza del ruolo di San Lorenzo e ne guidarono allora il suo emergere nei confronti delle due chiese maggiori.
La presenza tra i manoscritti di numerose forme musicali (Mottetti, Passioni, Te Deum, Madrigali, Miserere, Improperia) con organici molto differenti tra loro che vanno dal trio di voci con o senza basso continuo alle orchestre di archi e fiati, ai cori presumibilmente assai grandi, ribadiscono l’attività viva e sviluppata all’interno della chiesa che proponeva veri e propri “spettacoli” che andavano dalla monodia accompagnata ai concerti, vocali e strumentali, agli intermedi ed allestimenti teatrali come Oratori e Sacre Rappresentazioni.

E’ opportuno considerare che in Firenze è sempre stato grande l’interesse per la musica da parte di sovrani, enti religiosi, principi e famiglie patrizie, cittadini facoltosi ed anche modesti.

…17 Giugno 1536

La giovanissima sposa (Margherita d’Austria) udì in San Lorenzo la messa del congiunto (…) la quale fu cantata da Messer Antonio Pucci”.
(B. Varchi, storia Fiorentina 1803/1804)

Essendo la chiesa di San Lorenzo in una somma venerazione appresso la nostra Città (…) il dì 10 Agosto i consoli di tutte le arti andavano ogni anno alla chiesa per fare offerte di cera e ad assistere alla messa cantata”.
(Memorie Storiche della Biblioteca Laurenziana)

“Nella processione del 1 Luglio 1629 per le feste di S. Andrea Corsini succedeva tutta la cappella del duomo e del Granduca con più di 60 cantori. De’ quali é valorosissimo e conosciutissimo capo e guida Marco da Galliano, canonico della insigne Collegiata di S. Lorenzo. Incontro all’organo era un grande e rilevato palco per servizio della musica che mattina e giorno fu per tutta l’ottava bellissima, avendone avuto il carico il sig. Girolamo Frescobaldi musico celeberrimo del Serenissimo Granduca”.

(Benedetto Buonmattei, in Descrizione delle feste di Fiorenza, 1632)

Da un documento di casa Corsini risaliamo ad una lista di musicisti – molto esigua purtroppo – che composero l’orchestra che nel 1683 svolse servizio durante la traslazione di S. Andrea alla chiesa del Carmine; tra i nomi più noti troviamo Pietro Sanmartini (incaricato della direzione), Antonio e Francesco Veracini, Antonio Killier e Bonavventura Cerri (sappiamo però che vi era un totale di ottantaquattro tra cantanti e musicisti). Secondo la testimonianza furono effettuati sei servizi nei giorni 24, 25, 26 Ottobre, per un fatto di curiosità riportiamo la tabella dei pagamenti:

- 20 lire per ogni musicista o cantante

- 20 lire per costruttori, accordatori, inalzatori dei palchi (ne furono allestiti quattro) e portatori di strumenti

- 30 ducati per Pietro Sanmartini

- il tutto per un totale di 330 ducati

Con un balzo di circa 150 anni, troviamo che a Firenze la situazione non aveva subito mutamenti, tanto che Charles Burney nel suo The present state of Music in France and Italy… (Londra, 1771) scrive: “Firenze (… ) fu la più antica città d’Europa che ebbe in possesso la musica”

“Ho assistito ai Vespri (…) eseguiti da un gran numero di cantanti, accompagnati da un piccolo organo, un violoncello e due contrabbassi (…), poi vi furono altri canti in diverse cappelle di questa chiesa” (Venerdì 7 Settembre 1770)

Alla funzione del mattino (…) le voci erano numerosissime. Si cantò una messa a otto parti, dopo la funzione il sig. Veral (eccellente soprano) cantò un mottetto da solo” (Sabato 8 Settembre 1770)

“Stamani sono stato ad una funzione solenne (…) vi era una numerosa compagnia di musicisti tra voci ed istrumenti” (Domenica 9 Settembre 1770)

Grazie a queste e ad altre, moltissime, indicazioni possiamo avere un’idea piuttosto precisa su aspetti di varia natura, da quelli prettamente tecnici legati alle consuetudini esecutive, a quelli di carattere culturale e importanza sociale (anche in termini di investimento economico) attribuita alla musica e a tutto il contorno di aspetti ad essa legati. D’altra parte, in una tendenza generale culturalmente già di altissimo livello, ancora più ovvia appare la fervida attività nella chiesa di quella famiglia, i Medici, “privati cives” ma – di fatto – per lunghi periodi arbitri delle sorti della città, Principi sempre attenti a ribadire e sottolineare la loro presenza, figure quali Cosimo il Vecchio a cui si deve la stessa Biblioteca Laurenziana e l’Istituto dell’Accademia Platonica o Lorenzo detto Il Magnifico “l’uomo più raffinato e più intelligente del mondo[4], protettore delle arti e delle lettere lui stesso uomo di lettere, costantemente circondato da artisti, filosofi, pittori e per natura un vero festaiolo.

“… Il popolino mascherato a spese di Lorenzo partecipa ai trionfi notturni e sfila a fianco dei carri che circondano i cavalieri in costume e si levano i canti a una voce, a quattro voci poi in coro. Ed é Lorenzo (…) che compone le poesie (…) ed isuoi canti di carnevale sono rimasti famosi”[5].

In definitiva San Lorenzo si trovò coinvolta in una vasta tradizione di feste e celebrazioni religiose accresciutasi progressivamente; ogni occasione di magnificenza della famiglia trasformava la chiesa in un teatro occasionale e la piazza in un grande palcoscenico per giostre, balletti, spettacoli pirotecnici, rappresentazioni mitologiche, acclamate con luminare e fuochi sul campanile e spesso arricchite con distribuzioni pubbliche di cibo o fontane di vino offerto al popolo.

La presa di coscienza di trascorsi culturali così preziosi è stato la base e lo stimolo di questo lavoro di ricerca, che ha avuto come fulcro la Basilica, centro di musica e di cultura, per riportare all’attenzione di tutti quel patrimonio che fu originariamente pensato per quello stesso ambiente oggi meta dei turisti, per lo più inconsapevoli, di tutto il mondo.

Il ritrovamento

La Biblioteca Medicea Laurenziana, annessa alla Basilica, gestisce per conto di quest’ultima un ricco archivio capitolare. Il materiale musicale è quindi diviso in due fondi. Il primo è di proprietà della Biblioteca e contiene opere di vario genere catalogate per ordine alfabetico; il secondo, di proprietà della Parrocchia di San Lorenzo, è molto più vasto ed è ordinato in tre cataloghi:

Il primo, di circa 200 pagine, (Cat. Sala Studio 66) che elenca brani singoli e raccolte (di vari autori dei secoli XVI-XIX) a carattere prevalentemente religioso. Nella lista delle composizioni spiccano alcuni dati riguardanti raccolte di madrigali di Luca Marenzio e Giovanni Maria Nanino, responsori per la settimana santa di Marco da Gagliano, un miserere (probabilmente inedito) di Gregorio Allegri, Messe di Giovanni Battista Bassano, Solfeggi di Leonardo Leo e ancora opere di altri celebri autori come Niccolò Iommelli, Giovanni Maria Casini, Giovanni Battista Mazzaferrata.

Il secondo volume (Catalogo Sala Studio 68) contiene un elenco di Ballate, Madrigali e altre composizioni a carattere prevalentemente profano dei secoli XIV e XV di autori quali Francesco Landini, Guillaume de Machaut, Jacopo da Bologna, Gherardello da Firenze e altri. Purtroppo le indicazioni del catalogo non sono molto chiare e sembrano indicare i pezzi secondo un ordine di disposizione “fisica”, come se si trattasse di una mappa delle locazioni.

Il terzo, che racchiude il catalogo dell’Archivio Parrocchiale, diviso a sua volta in due parti dove si elencano rispettivamente quindici e venticinque volumi. Questi contengono, in maniera non sempre organica, composizioni per le ricorrenze e le festività liturgiche (messe, passioni, mottetti, anche accompagnati da strumenti). Da questi emergono opere di assoluta importanza e enorme valore storico, un dato per tutti; il primo esempio di passioni mai attestate in Italia, per mano di Francesco Corteccia.

Le caratteristiche generali di tutto il fondo sono così riassumibili:

-       le dimensioni: più di quaranta volumi rilegati più tutti i brani sciolti o in altre raccolte per un totale di circa 15.000 pagine, manoscritte e a stampa.

-       l’arco temporale ricoperto: composizioni dal XIV secolo agli inizi del ’900.

-       gli autori: il fondo, come descritto, contiene opere sacre e profane di alcune tra le più grandi personalità musicali del passato attive nell’ambiente fiorentino (e non solo) quali i citati Machaut, Landini, Da Gagliano, Allegri, Corteccia, Iommelli, Leo.

-       l’originalità: una parte del materiale è riversato su microfilm, ma non risulta pubblicato né inciso, né rieseguito in epoca moderna.

-       l’elevato valore storico di alcune opere: ad esempio le Passioni di Francesco Corteccia, di S. Giovanni (1527) e di S. Matteo (1537); un Miserere sconosciuto di Gregorio Allegri.
Come è facile comprendere il fondo musicale della Parrocchia risulta quindi di eccezionale interesse. I problemi di analisi e di studio in forma indiretta – cioè attraverso la parte di materiale microfilmata – si sono rivelati all’inizio più d’uno, a partire dal fatto che molti degli scritti più antichi sono difficilmente decifrabili con correttezza su questo supporto, sia per le numerose macchie che coprono il testo sia per il fatto che l’inchiostro ha spesso trapassato la carta rendendo difficile la leggibilità di ciò che figura sul recto piuttosto che sul verso di ogni foglio. Ma al di la della sorpresa nel registrare tutto questo materiale tramite i cataloghi, dopo l’incarico ufficiale da parte della Basilica di un’analisi diretta delle opere e quando si è potuto accedere alla raccolta dal vivo, enorme e indescrivibile è stata l’emozione e lo stupore: in poche stanze, davanti ai nostri occhi, secoli di vita, arte e capolavori.

Si è provveduto quindi, in vari mesi di lavoro, ad una nuova catalogazione, integrativa rispetto alla precedente, ed a preparare il terreno per l’informatizzazione completa di tutto il fondo oltre che alla selezione di una scelta di opere che per importanza e bellezza possono essere oggetto di un primo ciclo di pubblicazioni, incisioni e concerti. Naturalmente senza interventi economici a sostegno della messa in opera di tutta questa seconda fase dei lavori, il percorso si è per ora interrotto.
Ci auguriamo che, data la scarsa lungimiranza – se proprio non prontezza – che spesso contraddistingue il nostro paese, non si debbano attendere ancora secoli prima che queste opere siano di nuovo a disposizione del pubblico e dei musicisti. Altrimenti basterà avere un minimo di pazienza e tra qualche tempo potremo vederle giustamente pubblicate e valorizzate – come accade per molta della nostra più bella musica dei secoli passati – da qualche università americana, tedesca o inglese.

 

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[1]   Cosimo il Vecchio, Disposizioni…

[2]   Si trova in San Lorenzo la lapide ai tre musicisti: “ A ricordanza che Francesco Corteccia, Luca Bati, Marco Da Gagliano, Canonici Laurenziani nei secoli XV e XVI con sapienza profonda di magistero coltivarono in Toscana la musica religiosa il Capitolo di questa chiesa nell’anno MDCCCXC con grato animo poneva.

[3] Jacopo Peri non fu solo maestro della Cappella, ma anche incaricato di organizzare i divertimenti, le feste e gli spettacoli della Corte.

[4] Luigi Pulci

[5] Luigi Pulci